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18-11-2025

Migranti a Monticelli, il Vescovo e la Diocesi invitano ad accoglierli con realismo, intelligenza ed amicizia

Lo scorso 15 novembre il nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego è intervenuto sulla stampa in merito alla possibilità dell′apertura di una CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria) per migranti a Monticelli, vicino Mesola. Pubblichiamo la sua riflessione e a seguire la risposta (del 17 novembre) dell′Ufficio Comunicazioni Sociali diocesano ad alcune critiche a lui rivolte sempre sulla stampa locale. *** Come Pastore di questa Chiesa di Ferrara-Comacchio, ma anche come Presidente della Fondazione Migrantes della CEI, sto seguendo con una certa preoccupazione le varie dichiarazioni successive allannuncio dellapertura di un CAS (Centro di accoglienza straordinaria) per richiedenti asilo a Monticelli, frazione di Mesola. Il CAS, che sarà gestito da una cooperativa veneta premiata anche dallUNHCR per la capacità di inserire i richiedenti asilo nei percorsi lavorativi, inizierà ad avere 10 ospiti per arrivare a un massimo di 20, dichiara la Prefettura. Le preoccupazioni su una realtà nuova è legittima, ma trasformarle in paura e rifiuto credo che sia un gesto insensato. Le persone che vengono accolte in un Cas e che fanno richiesta dasilo in Italia provengono da 100 Paesi del mondo e sono arrivati nel nostro Paese o via terra (la rotta balcanica) o via mare (il Mediterraneo). Sono persone che fuggono da insicurezza, dovuta a guerre, a disastri ambientali, da violenze e sfruttamento e da miseria. Sono soprattutto giovani. Sono vittime e non carnefici. Hanno paura e non generano paura. Sono vita e per questo un dono, una "benedizione" per usare le parole di Papa Francesco e Papa Leone - per un territorio, come quello dellarea interna del basso ferrarese, di cui fa parte Mesola, che ha subito e che sta tuttora subendo gli effetti del calo e/o dellinvecchiamento della popolazione, e ciò perché in esse le deboli prospettive di sviluppo determinano una sempre maggiore difficoltà delle condizioni di vita dei cittadini che vi risiedono. A Mesola ogni 1000 abitanti ne nascono quattro e ne muoiono 16: a fronte di 29 nascite, lo scorso anno sono morte 107 persone. Gli immigrati sono in calo da dieci anni e sono 408, il 6,4% della popolazione. In dieci anni i migranti a Mesola sono calati di 150 unità. La maggioranza dei migranti di Mesola sono europei, il 60%, il 23% del Marocco e la media degli altri Paesi è del1/1,5%. Senza larrivo di persone Mesola non ha futuro. Allora il problema è non lasciarle sole, ma accompagnarle e valorizzarle, attraverso le diverse realtà associative, la scuola, attraverso progetti FAMI a cui il Comune di Mesola può accedere per la formazione scolastica: l′alfabetizzazione, la cura, lo sport e poi il lavoro, ma soprattutto il sentirli parte di una comunità sono gli elementi fondamentali per valorizzare una risorsa che è un dono. Da Monticelli a Mesola ci sono 4 km: non sono nel deserto da cui spesso provengono. Non è detto che questi giovani richiedenti asilo si fermeranno a Monticelli, perché molti lasciano i centri per continuare il viaggio in Europa. Sono certo che la risorsa culturale, religiosa, associativa, il mondo produttivo, soprattutto agricolo e vivaistico di Mesola, potranno trovare in loro una risorsa per il domani di questo territorio. Non lasciamoci guidare dalle ideologie, dagli stereotipi, ma avviciniamoci alle persone, a questi giovani che arrivano come un dono da altri Paesi con realismo, intelligenza e con amicizia, condividendo la nostra straordinaria esperienza di comunità (penso anche agli Uomini di Massenzatica), non lasciandoli soli e troveremo persone che ameranno la vostra comunità e forse la sceglieranno per costruire il loro futuro. *** Le parole del senatore Balboni manifestano un atteggiamento non proprio originale della nostra storia politica, quella di chi vuole far tacere la Chiesa sulle questioni sociali, ieri come oggi. Mentre la Chiesa ha un Magistero sociale che ha ispirato nel tempo unimportante azione nei confronti del lavoro, della pace, dello sviluppo e della salvaguardia del Creato. In ordine ai migranti e soprattutto - come nel caso di Monticelli -, di richiedenti asilo, la Chiesa ha una storia di accoglienza e tutela riconosciuta da tutti, tranne che dal senatore Balboni. Forse lui è lunico politico che non conosce il protocollo dintesa sullaccoglienza dei richiedenti asilo stipulato pochi mesi fa tra il Ministero dellInterno del suo Governo e la CEI (Conferenza Episcopale Italiana), dove si riconosce il grande ruolo svolto dalla Chiesa in questo campo. Sarebbe bastato, da parte del senatore, fare un giro alla Caritas diocesana per accorgersi che anche in città sono accolte più di cento donne richiedenti asilo, con i loro figli in una casa Casa Betania con tutti i confort, diversamente dallantico palazzo vescovile certamente "sontuoso", ma dove nella maggior parte dei saloni non cè il riscaldamento e nemmeno i bagni, tanto che da 70 anni i Vescovi vivono nellantica zona della servitù. Giustamente poi, lArcivescovo con sano realismo che dovrebbe anche guidare la politica insieme a Papa Francesco (Fratelli tutti, 135) e a Papa Leone (Messaggio per la 111 Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato) - ripete che i migranti sono una benedizione: dove cè morte portano vita; dove cè età anziana portano gioventù e ci ricordano anche le sofferenze del mondo, di cui anche noi siamo colpevoli. Forse sarebbe importante, come ha scritto lArcivescovo, mettere insieme istituzioni civili, Chiesa, associazionismo e imprenditori per valorizzare una risorsa di vita che arriva inaspettata. Le chiusure, i muri e il disprezzo non hanno mai fatto crescere una città, un paese. (Articolo pubblicato sulla "Voce di Ferrara-Comacchio" del 21 novembre)